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	<title>INVESTIMENTI IMMOBILIARI A NEW YORK, COMPRARE CASA A NEW YORK, APPARTAMENTI A NEW YORK</title>
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		<title>Un milione di dollari in taxi</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 17:15:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Martini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un milione di dollari in taxi A New York in questo momento non c’è investimento più redditizio che non le licenze dei taxi. La scorsa settimana ne sono state vendute due a una cifra record: un milione di dollari l’una. Si tratta di una cifra da capogiro. Soltanto nel 2003 le licenze si compravano per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un milione di dollari in taxi<br />
A New York in questo momento non c’è investimento più redditizio che non le licenze dei taxi. La scorsa settimana ne sono state vendute due a una cifra record: un milione di dollari l’una. Si tratta di una cifra da capogiro. Soltanto nel 2003 le licenze si compravano per 215 mila dollari. Sono aumentate di quasi cinque volte in poco meno di un decennio. Ma se torniamo indietro di una trentina d’anni l’aumento di valore è ancora più sconcertante. Più 1000% dal 1980 a oggi. In confronto l’oro è aumentato di molto poco – più 180 per cento.<br />
Chi avrebbe mai pensato che potesse valere così tanto quella piccola placca in alluminio saldamente avvitata al cofano di ogni yellow cab di New York? Ce ne sono in tutto 13.237 e il motivo di questo iperbolico aumento di valore è perchè il numero di taxi a New York è tenuto artificialmente basso. Da chi? Non so, ma mentre la popolazione di New York è cresciuta sensibilmente il numero di taxi è sempre lo stesso. I newyorkesi erano poco più di sette milioni nel 1980, adesso sono otto milioni e mezzo. Eppure il numero di autopubbliche è rimasto sostanzialmente invariato. In realtà non ci sono molti più yellow cabs oggi di quanti non ce ne fossero negli anni ‘30 quando entrarono in circolazione.  Era il 1937 quando nacquero le licenze e i primi medallion valevano 10 dollari che, converititi al potere d’acquisto odierno della moneta americana, sarebbero pari a 135 dollari.<br />
Il valore del medallion è sempre stato in costante aumento. Unica eccezione fu appena dopo la tragedia dell’11 settembre quando temporanemanete il valore della patacca di metallo aveva subito una piccola flessione. A gestire questo fiorente mercato sono società specializzate in queste licenze come per esempio la Medallion Financials che fa prestiti per l’acquisto di medallions. E’ un settore che per il momento si è dimostrato incrollabile tanto che la Medallion Financials, una società quotata in borsa con un giro d’affari di 5 miliardi di dollari, dice di non esserrsi mai trovata davanti a un caso di default. Anche in caso di necessità infatti vendere una licenza è facilissimo e si trovano immediatamente persone disposte a investire in licenze per yellow cabs.<br />
E’ ironico che il medallion valga queste cifre da capogiro mentre la professione del taxista renda sempre meno. Si calcola che in media il conducente di un yellow cab guadagna circa 50 mila dollari all’anno, una cifra che per New York è alquanto modesta.</p>
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		<title>Posto-auto per mezzo milione di euro</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 17:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Martini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Posto-auto per mezzo milione di euro Non sono in molti a New York ad avere l’auto privata. Uno dei motivi principali è perchè parcheggiare in strada è difficile e mantenere un garage proibitivo. Si parle di almeno sette-ottocento dollari al mese. Ma un giovane imprenditore newyorkese ha trovato una soluzione. In verità è parecchio costosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Posto-auto per mezzo milione di euro<br />
Non sono in molti a New York ad avere l’auto privata. Uno dei motivi principali è perchè parcheggiare in strada è difficile e mantenere un garage proibitivo. Si parle di almeno sette-ottocento dollari al mese. Ma un giovane imprenditore newyorkese ha trovato una soluzione. In verità è parecchio costosa ma si tratta sicuramente di una soluzione comoda nonchè esclusiva. Ha creato un posto-auto all’undicesimo piano del grattacielo di diciannove piani accanto al suo appartamento. L’indirizzo è al numero 200 della Undicesima Avenue, nel caso che qualcuno sia interessato a spendere 800 mila dollari (mezzo milione di euro) per questo privilegio.<br />
Ce ne dà notizia il New York Times che ha calcolato in modo empirico il valore di questo posto-auto posto che naturalmente fa un tutt’uno con l’appartamento che è attualmente in vendita per 7 milioni di dollari (tre camere da letto). Facendo le dovute moltiplicazioni viene fuori che quei 28 metri quadri se fossero utilizzati per abitazione anzichè parcheggio varrebbero giustappunto una cifra intorno agli 800 mila dollari, tenuto conto della zona, del piano e della vista. La Range Rover di Lolli-Ghetti infatti gode attualmente della vista sia dell’Empire State Building che del Chrysler Building.<br />
Come funziona un parcheggio fra le nuvole come quello in questione? Si entra dal retro del palazzo (che per qualche curioso di passaggio a New York è sulla Ventiquattresima Strada) usando un normale dispositivo tipo telepass che permette di aprire automaticamente le porte di un ascensore esclusivamente per le auto. Un pannello luminoso ricorda al guidatore di spegnere il motore e attraverso sensori a raggi infrarossi la persona al posto di guida riesce a posizionare perfettamente l’auto affinchè l’ascensore si metta in moto. Sale automaticamente al piano collegato a quel particolare telepass. La zona dove vine parcheggiata auto è dotata di sensori che scattano non appena vengono registrati livelli anche bassi di pericolose emissione di CO2.<br />
Una follia di questo giovane che evidentemente deve avere qualche soldo di troppo che non sa come spendere? Diciamo che Lolli-Ghetti non è il solo a volere essere nelle nuvole con la sua auto. L’idea di progettare questo palazzo residenziale con parcheggio ai piani alti gli è venuta da un edificio commerciale a pochi isolati di distanza. Si chiama Starrett-Lehigh Building e si trova ad appena due isolati di distanza sulla Ventiseisima Street. E’ qui dove ci sono i quartieri generali di Martha Stewart, una famossissima imprenditrice americana che ha trasformato il bon ton in un impero che le ha fruttato una fortuna personale valutata intorno ai 638 milioni di dollari. Non avendo problemi economici la Stewart gode di un ascensore che la porta direttamente dalle strade di New york fino al suo ufficio, senza dover neppure scendere dall’auto.<br />
Per fortuna non siamo ancora al punto di dire che questo è un trend che si va diffondendo. Ma il posto-auto fra le nuvole piace anche a Miami dove il mese scorso è stato approvato il progetto di un grattacielo di 57 piani con ascensore per auto. In questo caso lo speculatore immobiliare dietro a questo progetto ha trovato l’appoggio della Porsche, specificamente del Porsche Design Group, che ha realizzato il </p>
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		<title>Martin Scorsese: «Mi pento della mia arroganza giovanile» Zoom</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 23:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Martini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martin Scorsese: «Mi pento della mia arroganza giovanile» Zoom Martin Scorsese Tempo di riflessioni per l&#8217;artista che tira le fila della sua carriera e si rammarica di quando da giovane ha rifiutato i consigli dei registi più maturi di lui. Martin Scorsese si pente di essere stato troppo «duro» con certe persone durante la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martin Scorsese: «Mi pento della mia arroganza giovanile»<br />
Zoom<br />
Martin Scorsese<br />
Tempo di riflessioni per l&#8217;artista che tira le fila della sua carriera e si rammarica di quando da giovane ha rifiutato i consigli dei registi più maturi di lui.<br />
Martin Scorsese si pente di essere stato troppo «duro» con certe persone durante la sua carriera.<br />
Il regista è l&#8217;artefice di alcuni dei film più importanti della storia del cinema come «Taxi Driver», «Toro Scatenato» e «Quei Bravi Ragazzi».<br />
Attualmente sta promuovendo il suo nuovo lungometraggio «Hugo Cabret» che racconta la storia di un orfano che vive in una stazione ferroviaria di Parigi e si trova coinvolto in un mistero.<br />
Ultimamente Scorsese ha riflettuto sulla sua lunga carriera e a volte si pente di aver fatto degli errori.<br />
«Rifiutare i consigli fa parte del processo di crescita, come essere arrabbiati e rispondere: &#8220;Questo fa proprio schifo!&#8221;. Per poi tornare con la mente a questi episodi 20 anni più tardi e comprendere che forse sei stato un pò troppo duro», ha risposto la star a Cover Media quando gli è stato chiesto come i giovani normalmente rispondo a chi ha più esperienza di loro.<br />
«Sono stato troppo arrogante con certe persone».<br />
Il protagonista del film «Hugo Cabret» sarà Asa Butterfield mentre Chloë Moretz interpreterà Isabelle. I due attori condividono una forte passione per il cinema, ed entrambi amano il lavoro del grande regista-pioniere Georges Méliès.<br />
Il nuovo film «The Artist» è sempre centrato sulla Hollywood del passato ma narra la storia di un attore di cinema semi sconosciuto, un certo George Valentin. Per Scorsese il fatto che i due film descrivano lo stesso periodo storico è una pura coincidenza.<br />
«È solamente una questione di timing. Non c&#8217;è alcuna strategia in tutto questo. Non sapevo che cosa stessero producendo in California. Vivo a Manhattan ed è stato il mio manager ad informarmi. Non avevo assolutamente idea che i due film sarebbero usciti nello stesso periodo», ha affermato il regista.</p>
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		<title>Bastianich: sono io  la cucina moderna in tv</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 23:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Martini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Bastianich: sono io la cucina moderna in tv LUCA DONDONI MILANO Il mercoledì Cielo, (canale 26 del digitale terrestre e 126 di Sky), è il più visto in prime time dopo le generaliste. Il risultato è merito di Masterchef, il talent show per appassionati di cucina amato da un ampio ventaglio di pubblico che va [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bastianich: sono io la cucina moderna in tv</p>
<p>LUCA DONDONI<br />
MILANO<br />
Il mercoledì Cielo, (canale 26 del digitale terrestre e 126 di Sky), è il più visto in prime time dopo le generaliste. Il risultato è merito di Masterchef, il talent show per appassionati di cucina amato da un ampio ventaglio di pubblico che va dai quindicenni ai settantenni e si deve oltre che ai concorrenti, alla personalità, professionalità, bravura e cinismo dei tre giudici. I cuochi stellati Bruno Barbieri, Carlo Cracco e il ristoratore/imprenditore Joe Bastianich non blandiscono ma sferzano i novelli cuochi giocando tra tecnica culinaria e psicologia. Tuttavia, il giudice rivelatosi la killer application di Masterchef è Joe Bastianich. Un ex operatore alla Borsa di New York che a un certo punto della vita ha capito di dover qualcosa alla passione dei genitori per la buona cucina. Una passione messa in pratica da mamma Lidia e Papà Felice nel piccolo ristorantino chiamato «Felidia». «Era il 1993 quando decisi di unirmi ai miei genitori ed aprire un locale a Manhattan. Si chiamava &#8220;Becco&#8221;; da lì è partito tutto. Oggi ho oltre venti ristoranti tra America, Singapore e Hong Kong (il più famoso è il «Del Posto» a NYC) e migliaia di ettari di vigneti nel Collio Orientale in Italia. Sono partner e fondatore di &#8220;Eataly Usa&#8221;, che conta una media di sei milioni di visitatori l&#8217;anno».</p>
<p>Con così tanti impegni come fa con Masterchef? Lei oltre che per la versione italiana da anni collabora con la versione americana al fianco del supercuoco Gordon Ramsey.<br />
«Ho ottimi collaboratori e una mentalità americana. In Italia avete paura di delegare, per la cultura anglosassone è la regola. Grazie alla tecnologia sono sempre connesso alle mie attività».</p>
<p>Sa che i ragazzi del programma l&#8217;hanno soprannominata «Bastardich»?<br />
«No, ma non mi interessa. Deve sapere che il rapporto che io, Barbieri e Cracco abbiamo con i concorrenti è &#8220;quasi&#8221; lo stesso di un padre con i figli. Se insegniamo come si fa una cosa e questi la fanno male li bacchettiamo e strigliamo a dovere».</p>
<p>La critica più impietosa che le fanno è di non essere uno chef stellato come gli altri due ma «solo» un ristoratore.<br />
«Tra ristoranti, aziende vinicole in Friuli e Toscana, negozi e uffici, dò lavoro a tremila dipendenti, servo una media di quattro milioni di pasti l&#8217;anno e ho un&#8217;esperienza di ristorazione ormai ventennale. Lei cosa pensa? Posso giudicare il lavoro di persone che &#8220;vorrebbero&#8221; fare gli chef»?</p>
<p>Adesso la riconosco. Diretto, tagliente ma non crede che qualcuno possa tradurre questa sicurezza in arroganza?<br />
«Problemi loro»!</p>
<p>Il lavoro, la famiglia (ha tre figli di 10, 12 e 14 anni) ma è vero che molla tutto per partecipare a un Ironman (una gara di nuoto, corsa e bicicletta estenuante) ?.<br />
«Un uomo deve mantenere le sue passioni. Ho bisogno di fare sport e recentemente anche la rete tv americana NBC Sports mi ha intervistato sulle mie performance. Quando faccio una cosa mi piace farla bene, andate sul mio sito internet ci sono le foto dell&#8217;ultimo Ironman alle Hawaii».</p>
<p>Masterchef è già diventato un cult., ma come giudica gli altri programmi culinari che vanno in onda sulle tv italiane? Sempre che li abbia visti.<br />
«Li ho visti e non mi piacciono ma non lo dico per spirito di parte. La prova del cuoco, quell&#8217;altra cosa, come l&#8217;hanno chiamata? La Notte degli Chef. Penosa. Sembrava di vedere un programma degli Anni Ottanta. Ecco, la televisione italiana spesso sembra un po&#8217; old fashioned; vecchia è la parola giusta»!</p>
<p>Idee chiare che non mancheranno di sollevare polemiche. Perché non scrive un libro?<br />
«Esce a maggio per Rizzoli e sarà la traduzione in italiano di quello che in America uscirà con il titolo The Restaurant Man. Qui cambieremo il titolo perché l&#8217;originale non suona bene. L&#8217;uomo del ristorante. No meglio un&#8217;altra cosa».</p>
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		<title>Un pezzo d&#8217;Italia a Ground Zero</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 23:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Martini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Un pezzo d&#8217;Italia a Ground Zero: la metropolitana sarà costruita col pregiato marmo bianco di Lasa Dopo il monumento alla regina Vittoria davanti a Buckingham Palace e altre importanti opere, il prestigioso marmo bianco di Lasa, località della Val Venosta, viene scelto per ricostruire la metropolitana di Ground Zero dopo il terribile attentato del 2001. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un pezzo d&#8217;Italia a Ground Zero: la metropolitana sarà costruita col pregiato marmo bianco di Lasa<br />
Dopo il monumento alla regina Vittoria davanti a Buckingham Palace e altre importanti opere, il prestigioso marmo bianco di Lasa, località della Val Venosta, viene scelto per ricostruire la metropolitana di Ground Zero dopo il terribile attentato del 2001. Quel marmo fu voluto dagli Usa anche per seppellire le 90mila vittime della seconda guerra mondiale</p>
<p>Il marmo bianco di Lasa, piccola località altoatesina della val Venosta, situata a metà tra Merano e Bormio e a pochissimi chilometri dal confine dall’Austria, sbarca negli Stati Uniti. E non in un posto qualsiasi, ma a Ground Zero, nel pieno centro di Manhattan, a New York, dove una volta c’erano le Torri gemelle simbolo dell’occidente, il cui attentato, poco più di 10 anni or sono, ha sconvolto l’intero pianeta.</p>
<p>Sarà infatti la Lasa Marmo, storicamente gestita dalla famiglia Sonzogno e dal 1998 inglobata dagli austriaci della Lechner Marmor spa, a costruire col proprio pregiato marmo bianco la stazione della metropolitana di Ground Zero.</p>
<p>L’azienda della provincia di Bolzano si e&#8217; infatti aggiudicata il mega-appalto di 20 milioni di dollari: entro il 2015 saranno forniti complessivamente 20 mila metri cubi di marmo per il nuovo underground station, che sorgerà proprio dove per anni è rimasto il vuoto delle macerie dovuto al terribile attentato aereo dell’11 settembre 2001. Per far fronte all&#8217;impegno assunto, l&#8217;azienda attualmente guidata da Georg Lechner non esclude nuove assunzioni.<br />
Il marmo bianco, o venostano, vanta una lunga e prestigiosa tradizione: presentato per la prima volta all’esposizione mondiale di Vienna nel 1873, il prodotto acquistò grande fama con questo marchio. Al termine del XIX secolo, il marmo di Lasa fu il preferito da numerosi architetti e scultori.</p>
<p>Ancora oggi caratterizza soprattutto l&#8217;architettura neoclassica nelle grandi città europee quali Vienna, Monaco di Baviera e Berlino. Tra le opere più famose realizzate in marmo di Lasa vogliamo ricordare il monumento del generale Moltke a Berlino, la monumentale fontana della Pallade Atena davanti all&#8217;edificio del Parlamento di Vienna, il monumento della Regina Vittoria davanti a Buckingham Palace a Londra, il monumento di Heinrich Heine a New York.</p>
<p>Da non dimenticare le oltre 90mila croci in marmo di Lasa per le tombe dei soldati statunitensi caduti nella seconda guerra mondiale, volute dagli Americani nel migliore e più pregiato marmo del mondo, nei loro cimiteri militari distribuiti in quattro continenti.</p>
<p>Proprio per questo motivo, probabilmente, agli americani farà piacere che anche le 2974 vittime di quell’attentato siano custodite dal marmo altoatesino, proprio nel luogo dove sono decedute</p>
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		<title>Viaggi di lavoro / Destinazione New York</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 23:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Martini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viaggi di lavoro / Destinazione New York di Micaela De Medici Dal centro congressi di design al miglior ristorante per il business lunch, dal barbiere con taglio cronometrato alla esclusiva sala meeting panoramica. Senza dimenticare il &#8220;fight club&#8221; antistress. Perché da Wall Street al Meatpacking, l&#8217;importante è restare in forma. E sapere dove noleggiare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Viaggi di lavoro / Destinazione New York<br />
di Micaela De Medici</p>
<p>Dal centro congressi di design al miglior ristorante per il business lunch, dal barbiere con taglio cronometrato alla esclusiva sala meeting panoramica. Senza dimenticare il &#8220;fight club&#8221; antistress. Perché da Wall Street al Meatpacking, l&#8217;importante è restare in forma. E sapere dove noleggiare un abito di lusso per un invito imprevisto a una serata di gran gala<br />
Viaggi di lavoro / destinazione New York</p>
<p>L&#8217;economia mondiale è in subbuglio ma la necessità di muoversi per lavoro da un capo all&#8217;altro non accenna a diminuire, anzi.<br />
Ecco lo Speciale di Viaggi24 dedicato ai viaggi Business. Da non perdere le prossime uscite su Londra (15 novembre), Madrid (22 novembre) e Parigi (30 novembre)</p>
<p>Si parte con la Grande Mela, approdo prediletto per meeting, congressi e riunioni d&#8217;affari. Ecco una lista di consigli per chi sta per partire per New York in compagnia della propria ventiquattrore.</p>
<p>Guarda la gallery </p>
<p>Guarda la mappa </p>
<p>MUOVERSI E RIPOSARE CON STILE<br />
A New York i taxi sono comodi. Ma per chi cerca il servizio esclusivo, ecco le limousine con autista di New York Top Limo, con vocazione business e servizi su misura (tel. 001-7183961057, 85 euro il transfer dallo scalo JKF, da 36 euro l&#8217;ora i tour di un minimo di tre ore). Una volta arrivati in città, poi, meglio puntare verso il tranquillo Upper East Side. Il The Lowell è un hotel per uomini d&#8217;affari sofisticati e attenti ai dettagli. Nato negli Anni 20, con una facciata art déco, è l&#8217;unico a Manhattan ad avere suite con il camino funzionante, ma anche camere con terrazza, un centro fitness e acqua Voss in camera (28 East 63rd St., tel. 001-2128381400). La doppia standard parte da 925 euro; fino al 31 dicembre il pacchetto Corporate Travel Package, a partire da 570 euro a notte, comprende trasporto &#8220;one way&#8221; verso la riunione cui si deve presenziare, servizio lucidatura scarpe, internet, quotidiano a scelta e colazione continentale. In caso di check-in effettuato di sabato sera una notte è scontata.</p>
<p>AFFARI IN FORMA<br />
Non ci si fa male davvero, ma la boxe e i vari tipi di combattimento agonistici sono stati tempo fa annoverati tra i validi sport antistress dall&#8217;agenzia Bloomberg. Da praticare a Central Park o in palestre specializzate come la Renzo Gracie Academy che, in stile Fight Club, propone a chi vuole gestire la pressione da Wall Street, lezioni di arti marziali e di Ju jitsu, Muay thai o capoeira (224 West 30th St., tel. 001-2122796724).<br />
In alternativa, il Manhattan Plaza Health Club è un centro fitness con una piscina appena rinnovata di 26 metri su una terrazza di piante tropicali, una famosa parete d&#8217;arrampicata e un ottimo rapporto qualità-prezzo. Il tetto di vetro è una struttura rimuovibile durante la bella stagione. Con 5 campi da tennis vista Manhattan e una spa con idromassaggio, sauna e bagno turco che offre massaggi dallo shiatsu a quello svedese (482 West 43rd St. 10th Av., tel. 001-2125637001, day pass da 25 euro. Offerta speciale per una giornata di prova a 7 euro, parete di arrampicata esclusa).</p>
<p>DALLA PUNTA DEI CAPELLI A QUELLA DELLE SCARPE<br />
Taglio di capelli, rasatura, manicure, massaggi, fino al servizio di lucida-scarpe. Da Truman&#8217;s Gentlemen&#8217;s Groomers tutto è pensato solo per Lui. Per chi ha i minuti contati: per ogni trattamento viene indicata la durata esatta (120 East 56th St., tel. 001-2127595015. Shampoo, massaggio al cuoio capelluto e taglio 47 euro/45 minuti, rasatura e trattamento 40 euro/45 minuti).<br />
Finito il grooming, è tempo di pensare al dress code. Per una serata di altissimo livello c&#8217;è la Albright Fashion Library (62 Cooper Square; tel. 001-2129777350). Un paradiso del fashion che spazia da Balenciaga a Balmain, assicurando anche 7 mila paia di scarpe, ideali per chi ha bisogno di essere rivestito dalla testa ai piedi. Non è economico (un abito può costare anche 720 euro), ma sempre meno di dover acquistare un nuovissimo Oscar de la Renta. Alternativa più abbordabile, il sito RentTheRunway.com che assicura abiti firmati con prezzi che vanno dai 40 ai 220 euro (per quattro giorni, spese di lavanderia e assicurazione comprese).</p>
<p>PRE E POST MEETING<br />
Una mole d&#8217;acciaio e cristallo nel West Side, con vista sull&#8217;Hudson: il Javits Center firmato Ieoh Ming Pei ospita fiere e meeting, con oltre 70 mila mq di spazi espositivi, una Special Events Hall in grado di raccogliere fino a 3200 posti a sedere e 75 meeting room appena rinnovate (655 West 34th St., tel. 001-2122162000). Per una location vicina al cielo c&#8217;è poi l&#8217;Executive Trump Boardroom, al 3° piano dell&#8217;appena rinnovato Trump International Hotel &#038; Tower, un&#8217;area per meeting e congressi panoramica e attrezzata per video­conferenze. A disposizione il catering del ristorante stellato Jean Georges, (1 Central Park West, tel. 001-2122991000, affitto della sala meeting da 662 euro per 4 ore). Una stella Michelin e 3 del New York Times anche per The Modern, la tavola chic per pranzi di lavoro del MoMA (9 West 53rd St., tel. 001-2123331220, due portate e dolce a 40 euro). Easy e di tendenza, Cafeteria è invece la catena aperta 24 ore su 24 per spuntini, cene e brunch (119 7th Av., tel. 001-2124141717, menu a partire da 18 euro).<br />
La sera non resta che recarsi nel &#8220;miglior rooftop bar&#8221; secondo l&#8217;NBC, il 230 Fifth, tra i locali più in voga della città (230 Fifth Av.-27th St., drink 10 euro). Il Boom Boom Room ha una vista super e tanti vip. All&#8217;interno dello Standard hotel, non cercatelo su standardhotels.com: da vero bar &#8220;segreto&#8221;, ci si entra solo su invito (848 Washington St. West 13th St., tel. 001-2126454646, drink sui 14 euro).</p>
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		<title>In affitto l&#8217;ex appartamento di Lady Gaga a New York</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 23:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Martini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In affitto l&#8217;ex appartamento di Lady Gaga a New York Lo studio nel Lower East Side in affitto per 1.850 dollari al mese Domenico Zappia America24, 19 novembre 2011, 12:58 Quando era conosciuta solo come Stefani Joanne Angelina Germanotta, Lady Gaga abitava in un appartamento a 176 Stanton Street, nel Lower East Side di Manhattan. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In affitto l&#8217;ex appartamento di Lady Gaga a New York<br />
Lo studio nel Lower East Side in affitto per 1.850 dollari al mese</p>
<p>Domenico Zappia<br />
America24, 19 novembre 2011, 12:58</p>
<p>Quando era conosciuta solo come Stefani Joanne Angelina Germanotta, Lady Gaga abitava in un appartamento a 176 Stanton Street, nel Lower East Side di Manhattan. E, anche se una volta era casa per tutte le bizzarrie della regina dell’eccesso e della stravaganza a tutti i costi, in fin dei conti l’appartamento assomiglia a qualsiasi altro appartamento della zona: piccolo, pieno di mobilio Ikea e pitturato come se fosse un centro sociale per adulti. Ma, ovviamente, non si può rimanere passivi al fascino di poter vivere dove ha vissuto la più famosa star delle musica mondiale degli ultimi anni.</p>
<p>Ora, quello stesso appartamento che è stato testimone alla trasformazione della cantautrice Stefani Germanotta nella star della musica pop mondiale Lady Gaga è stato messo in affitto per 1.850 dollari al mese –in linea con gli affitti per uno studio nella zona. Secondo il sito specializzato CityHabitats, l’appartamento, oltre a essere molto spazioso, è dotato di porte alla francese, bagno in marmo ed è vicino al cuore della vita notturna newyorkese.</p>
<p>L’appartamento è anche apparso brevemente durante l’intervista che l’artista ha rilasciato lo scorso febbraio a Anderson Cooper per lo show “60 minutes”.</p>
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		<title>Usa: cifra record di 88 mln $ per attico ex presidente Citigroup</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 23:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Martini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Usa: cifra record di 88 mln $ per attico ex presidente Citigroup Wsj, Sanford Weill dara&#8217; ricavato vendita in beneficenza New York, 11 nov &#8211; Chi vive a New York sa che le case hanno prezzi stellari. Ma gli 88 milioni di dollari chiesti da Sanford Weill, ex presidente (fino al 2006) e amministratore delegato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Usa: cifra record di 88 mln $ per attico ex presidente Citigroup</p>
<p>Wsj, Sanford Weill dara&#8217; ricavato vendita in beneficenza New York, 11 nov &#8211; Chi vive a New York sa che le case hanno prezzi stellari. Ma gli 88 milioni di dollari chiesti da Sanford Weill, ex presidente (fino al 2006) e amministratore delegato (fino al 2003) di Citigroup, per il suo attico a Manhattan lasciano a bocca aperta anche gli immobiliaristi piu&#8217; navigati. Se la vendita andasse in porto alla cifra richiesta, sarebbe un prezzo record per la citta&#8217; e un ottimo affare per Weill, che aveva acquistato la casa nel 2007 per 43,7 milioni di dollari. Tuttavia, secondo il Wall Street Journal, il manager intende dare in beneficenza il ricavato della vendita: in periodi cosi&#8217; difficili per il Paese, gli americani piu&#8217; ricchi &#8220;devono stare quieti&#8221;, ha detto, spiegando che lui e la moglie non hanno piu&#8217; bisogno di un posto cosi&#8217; grande e si stanno un po&#8217; ridimensionando. L&#8217;appartamento, al 15 Central Park West, nell&#8217;Upper West Side di Manhattan e a due passi dal celeberrimo parco, occupa un intero piano del palazzo e una superficie di 627 metri quadri. Come ricorda l&#8217;agenzia Bloomberg, il record precedente (53 milioni di dollari) spettava al prezzo pagato nel 2006 per la residenza di J. Christopher Flowers, fondatore della private equity JC Flowers. A24 11-11-11 20:51:53 (0522) 5</p>
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		<title>Il primo Flatiron Shop di Brooks Brothers apre a New York</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 22:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Martini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il primo Flatiron Shop di Brooks Brothers apre a New York Brooks Brothers torna in grande in una zona di New York a cui è legata la sua storia, il Flatiron Distric, con un flagship store di nuova concezione. Si tratta del “Brooks Brothers Flatiron Shop“, il settimo negozio Brooks Brothers a Manhattan, uno spazio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo Flatiron Shop di Brooks Brothers apre a New York</p>
<p>Brooks Brothers torna in grande in una zona di New York a cui è legata la sua storia, il Flatiron Distric, con un flagship store di nuova concezione. Si tratta del “Brooks Brothers Flatiron Shop“, il settimo negozio Brooks Brothers a Manhattan, uno spazio di oltre 2.000 mq su 3 piani tra Broadway e la 20° Strada, a pochi passi dallo storico store occupato dal brand dal 1884 al 1915.</p>
<p>Il Flatiron Shop comprenderà sia capi ispirati ai campus universitari o allo sport che collezioni più classiche, per uomo e donna, così da rivolgersi anche ad una nuova generazione di clienti. Il concept dello store, dal sapore vintage, sarà il punto di riferimento per tutti i futuri Flatiron Shop del brand negli Usa e nel mondo.</p>
<p>“È un modo per onorare il passato e celebrare il futuro – ha commentato il presidente e AD Claudio Del Vecchio – che consentirà al marchio di fare molti passi in avanti”.</p>
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		<title>Il Nolitan, nuovo boutique hotel a sud di Manhattan</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 22:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Martini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Nolitan, nuovo boutique hotel a sud di Manhattan, porta un pubblico cosmopolita in un vecchio quartiere popolare 350 mq con vista. Tra arte contemporanea e design egni caldi, tappeti di pelle d’orso e lunghi divani scuri. Sin dagli spazi e dai colori della hall, il primo boutique hotel del quartiere di Nolita, a Manhattan, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Nolitan, nuovo boutique hotel a sud di Manhattan, porta un pubblico cosmopolita in un vecchio quartiere popolare</p>
<p>350 mq con vista. Tra arte contemporanea e design<br />
egni caldi, tappeti di pelle d’orso e lunghi divani scuri. Sin dagli spazi e dai colori della hall, il primo boutique hotel del quartiere di Nolita, a Manhattan, propone un’eleganza sobria e confortevole. All’arrivo, prima di prendere posto nella stanza, si può scegliere l’altezza e la morbidezza del cuscino, o prenotare frutta e verdura freschi, per il servizio in camera.</p>
<p>Stiamo parlando di quello che il Financial Times ha da poco benedetto con il marchio di &#8220;ambientazione perfetta per assistere al rinascimento architettonico di New York&#8221;, insieme ad altri due avamposti di design aperti di recente, The Standard e Hotel Americano.</p>
<p>Di tutti e tre, il Nolitan è quello che si è fatto attendere più a lungo. Dai programmi iniziali, che davano l’inaugurazione per maggio 2010, ci sono voluti altri quindici mesi, per vedere illuminate le stanze all’angolo tra Kenmare ed Elizabeth Street. Dopo nove rinvii consecutivi, il risultato è stato finalmente messo in mostra nell’agosto scorso.</p>
<p>Gli architetti dello studio Grzywinski+Pons, che vivono e lavorano a Nolita, avevano come obbiettivo quello di creare uno spazio destinato ad accogliere non soltanto turisti o uomini d’affari di passaggio, ma anche i professionisti della zona, newyorchesi 365 giorni l’anno.</p>
<p>Di qui gli spazi comuni del piano terra, ben visibili dal marciapiede, come in un costante invito ai passanti, o le camere protese verso la città, con balconi o vetrate a tutta altezza, da cui magari godere lo spettacolo della vita di quartiere a Lower Manhattan, descritto da Jane Jacobs qualche decennio fa. Di qui la ricca biblioteca di design curata dall’editrice Phaidon, che nelle ore più calme del giorno trasforma la hall in una sala lettura e da tè. O, ancora, la facciata compatta, con un’ossatura in acciaio che rimanda alle scale anti-incendio tipiche dei tenements, i condomini di edilizia economica di inizio novecento ancora ben visibili nelle strade a Nord di Little Italy.</p>
<p>Nelle stanze, i colori si fanno meno scuri, tra il parquet di quercia e i soffitti in cemento. Il mobilio si accorda alla sobrietà generale, e gioca con i toni del grigio, del terra di Siena, del bianco. Dal piano terra, con il ristorante di cucina organica Ellabess, fino al terrazzo, dove ospiti e vicini di casa possono familiarizzare tra un cocktail e il panorama delle luci di Manhattan, il Nolitan è immerso nel suo quartiere, e insieme in dialogo con il mondo. </p>
<p>Link:<br />
www.nolitanhotel.com</p>
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